Passarono molti anni, e avevo abbandonato da tempo la medicina, prima che riuscissi ad avere sulla malattia un'opinione che mi sembrasse soddisfacente. L'opinione è questa: Siamo noi la causa delle nostre malattie, i diretti responsabili di qualsiasi malattia ci venga.
In alcuni casi questo lo comprendiamo molto bene. Sapevamo che non ci saremmo dovuti trascurare e ci siamo presi il raffreddore. Nel caso di malattie più catastrofiche non ci è altrettanto chiaro. Ma sia che riusciamo a capire il meccanismo, sia che non ci riusciamo, sia che esista un meccanismo, sia che non esista, è più sano assumerci la responsabilità della nostra vita e di tutto quello che ci succede.
Ovviamente non serve a niente colpevolizzarci per una malattia. Fin qui è chiaro. (Raramente è utile colpevolizzare qualcuno per qualsiasi cosa). Ma ciò non significa che dobbiamo anche abdicare ad ogni responsabilità. Non è sano rinunciare alla responsabilità della nostra vita.
In altre parole, potendo scegliere tra il dire a noi stessi "Sto male, ma io non c'entro niente" e il dire "Sto male perché ho provocato la malattia", faremmo meglio a pensare e a comportarci come se fossimo stati noi. Credo che abbiamo più probabilità di guarire se ci assumiamo0 questa responsabilità.
Intanto, se ci assumiamo la responsabilità di una situazione, ne assumiamo anche il controllo. Siamo meno spaventati e più pratici. Siamo maggiormente in grado di concentrarci su ciò che possiamo fare per vincere la malattia e favorire la guarigione.
Teniamo inoltre in una prospettiva migliore il vero ruolo del medico. Il medico non è uno che fa miracoli, che ci può salvare per magia, ma piuttosto, un consigliere esperto che ci può assistere nella guarigione. E' molto meglio, quando riusciamo ad avere chiara questa distinzione.
Quando mi ammalo, vado dal medico come tutti. Un medico ha degli strumenti utili che possono aiutarmi. Oppure quegli strumenti possono farmi male, farmi stare peggio. Sono io a dovere decidere. E' lamia vita. E' la mia responsabilità.
(Micheal Crichton - Viaggi, Garzanti Editore; pagg. 80-81)
Certe volte mi sembra che questa corsa instancabile verso il progresso sia in realtà un delirio collettivo che ci porterà all'autodistruzione. Probabilmente pure molto presto...
Invece che servirci delle macchine per il nostro bene dobbiamo sempre di più combattere con esse per sopravvivere. Invece che aiutare la gente che ha bisogno, con questi prodigi della tecologia, si creano sempre più divisioni tra gli uomini, fra i ricchi ed i poveri; fra gli sfruttatori e gli sfruttati.
Purtroppo (o per fortuna, a seconda dei punti di vista), preso o tardi che sarà (ma io spero presto, perché così non si può davvero andare avanti...), gli sfruttati insorgeranno contro gli sfruttatori costruttori di macchine forse si arriverà finalmente a ridistribuire la ricchezza. Si giungerà una buona vota ad un Mondo più giusto.
Un sogno, forse, un'utopia... Ma ci pensate che bello sarebbe se finalmente si sconfiggessero la povertà e la fame? Se per esempio i datori di lavoro, invece che usare le macchine per licenziare i lavoratori e guadagnare di più le usassero per dare più soldi ai dipendenti, di modo che se anche non lavorano tutti la famiglia tira avanti lo stesso? Non sarebbe magnifico? Si sconfiggerebbe pure la disoccupazione e si spingerebbero gli uomini e le donne a tornare a vivere insieme per costruire un futuro, assieme, e non per sperare di giungere a fine mese...
Il Dottor S.
Il cosiddetto "alternativo", in realtà, non è altro che un'ulteriore categoria inventata da coloro che hanno paura di essere considerati uguali a qualcun altro, ma che inevitabilmente finiscono per unificarsi ad un ennesimo gruppo superiore a loro, dimenticandosi invece che il segreto per scoprirsi finalmente ed infinitamente se stessi è quello di esserlo fino in fondo e senza riserve, con i propri pregi ed i propri difetti.
Questo, infatti, è il tesoro nascosto della nostra unicità.
Il Dottor S.
Cercavo
in fondo al buco
quella gioia
che non avrei mai
trovato
L'unicità crea Dei...
La rarità crea bellezza...
La moltitudine crea banalità.

Gira la ruota e sempre girerà
Oggi tocca a lui domani chi lo sà
Lei è la Signora che miete ogni età
Una cantilena forse la distrarrà
Lei è la Signora che volto non ha
è brutta è bella e non ha età
Ha scritto la tua favola che solo lei leggerà
poi dal suo sacchetto un anima estrarrà
Oggi tocca a lui domani chi lo sà
Lei non bussa alle porte
ha le chiavi della tua sorte
Litha sapeva che ogni partita la signora vinceva
ma ogni sfida lei proponeva
Dimmi signora ti và una partita?
Lei gli risponde che oggi non le và
Le fa una carezza
Forse domani giocherà
Non aver fretta a giocar la partita
ho sempre vinto io a favola finita
Scuote il sacco
estrae un respiro
Non cè tristezza
non cè lamento
ne una lacrima per il triste momento
Lei è la Signora senza età senza tempo
Se entra dalla tua porta
inizia la sfida
lei ti sorride
Ha vinto la partita
Ed è finalmente giorno
Ogni giorno aspetto te
In fondo all'orizzonte
Sospeso a mezz'aria, là
Dove i sogni diventano realtà
e la vita intona melodie
Ogni giorno incontro te
Là, dove il buio diventa luce
Risplendiamo di colori
nel Sole brillante
ed alto su di noi
Siamo canti luminosi
incontro al Sole che sorge
Splendenti di magia
E la Luna che veglia su di noi
col suo canto silenzioso
agita come fiammelle
le stelle tremolanti
nella notte che finisce
A Claudia
Il Dottor S.
Guarda questo cuore mentre nell'oscurità si mure.
Guardalo,non ti voltare
guardalo negli occhi e dimmi cosa vedi.
L'oscurità... il buio più fitto.
Ma tu non guardi...
Non ci sei...
Al tuo ritorno sarò talmente lontano
da non poterti raggiungere.
Per me ,oltre al buio non resta niente.
Poi penso;E' amore?...
Ma l'amore è una bestemmia
che ti vomita addosso...
Un albero che non ha radici...
Se Dio scopasse con il Diavolo
sarebbe un incesto...
E dal ventre della notte...
nascerebbero Angeli con il cuore a brandelli...
colpiti da proiettili chiamati amore...
Guardami negli occhi e dimmi;
In questo buio corrotto malato
tu ti rifletti?
....Ed il ricordo fu li.
Penetrante assordante devastante.
Erano spire mascherate di abbracci.
Erano veleni camuffati di baci...
Esisterà pure un antidoto,
se così non fosse,brucerà il mio cervello.
Non avrò più notti di dolce luna,
nè vedrò la mia ombra specchiarsi nella sua luce.
Solo ricordi che come veleno
annienteranno i miei dì.
Litha De Xavier